La situazione casa a Berlino: un Armageddon immobiliare
Il problema case, affitti, alloggio a Berlino si può sintetizzare con una parola: Armageddon. Catastrofe, disastro, pioggia di meteoriti. Le case a Berlino non ci sono. Il patrimonio immobiliare è diviso in appartamenti che si trovano negli annunci — con prezzi ormai inaccessibili, devi guadagnare cifre pazzesche per permetterti una stanza a 600-700 euro, o una casa con camera separata a 1000, 2000, 3000, 4000 euro, poi dipende se c'è il balcone.
Poi c'è una parte di appartamenti che sono sfitti. Di chi sono? Di grossi gruppi immobiliari che hanno acquistato in tempi non sospetti, quando con un'amichetta e della mortazza ti compravi un isolato, in aree della città che erano praticamente abbandonate.
I gruppi immobiliari dovrebbero mettere in affitto queste case. Però non lo fanno — anche se ci sono accordi col Governo. Adducono amianto, costi di ristrutturazione troppo alti, problemi di sicurezza. In realtà c'è poca trasparenza.
L'edilizia popolare e il blocco degli affitti
L'edilizia popolare, quella dedicata a chi ha un reddito più basso, è quella che ha più problemi e più critiche in questo momento. Fino alla fine dell'anno era stato deciso che gli aumenti degli affitti sarebbero stati bloccati — per proteggere questa fascia in una situazione di inflazione crescente e crisi energetica. Però, colpo di scena, fischietto e cartellino rosso: il blocco non è stato rinnovato, e dal primo di gennaio si potrà alzare quegli affitti fino al tre percento.
Il referendum sull'esproprio: settanta percento dice sì
C'è un'associazione che sta proponendo l'esproprio di queste case e la loro riattribuzione a chi ci vive, in modo che le persone possano averne controllo anziché essere ostaggio di colossi immobiliari. Ha fatto un referendum, chiedendo ai cittadini di Berlino: espropriamo o no? Nella Costituzione c'è un articolo che lo renderebbe possibile.
I cittadini di Berlino, con un'affluenza altissima — tipo settanta, ottanta percento — hanno detto: ma certo, espropriamo di brutto. Perché questo è un problema che riguarda tutti. Non importa la grandezza della bisaccia: che tu sia stagista o medico legale, pizzaiolo o personal trainer, se cerchi una casa a Berlino è un guaio.
Il Governo formalmente non ha ancora detto niente. Ci sono interessi in gioco per i quali la situazione è immobile. I gruppi pretendono che gli appartamenti vengano comprati a prezzo di mercato — che è il prezzo di mercato di Marte: quattro, cinque, seimila euro al metro quadro. Chi dice di pagare il prezzo simbolico, chi dice di pagare quello di mercato. Nel frattempo: stasi.
La Berlino che cambia: quando una città si assomiglia tutta
La prima volta che sono stata qui come turista, nel glorioso duemiladieci, nella stessa discoteca, fianco a fianco, si ballava con lo stagista, il medico legale, quello della Sparkasse, il cassiere del reve, il pizzaiolo, la babysitter, la ginecologa, la studentessa di medicina, dal commissario al sagrestano — tutti, non importava la grandezza della bisaccia.
Questo dava un aspetto magnetico al vivere a Berlino: siamo tutti nello stesso posto, però siamo tutti diversi. Non ti puoi annoiare, ogni giorno scopri che tu come persona sei potenzialmente tante persone — basta che cambi quartiere. Era la motivazione più grande che mi ha tenuta qua una lunga temporada. Che forse sta volgendo al termine.
Adesso chi può vivere qua è gente che può permetterselo. Se tutti quanti per stare qui dobbiamo guadagnare quattro, cinque, seimila euro al mese — forse avremo la stessa estrazione sociale, la stessa provenienza geografica, gli stessi privilegi. In una città dove possono vivere solo i ricchi, ti fai anche due palle alla pizzaiola. E questo è il minore dei rischi.
La signora con il gessetto e il caffè a sette euro e ottanta
Oggi è domenica. Sono salita per la Caia, mi sono detta: ma è Domingo! Vai a fare tè al solito bar. C'è pure questo meno dodici nell'aria che fa un po' di effetto. Vado al solito bar, c'è la solita signora che scrive sulla lavagna col gessetto: caffè e cornetto, sette euro e ottanta. Si gira, mi dice: Ohh signorina, si prende una messa? Venga a fare un po' di desi o no?
Le ho detto sì, signora, sì e come no — oggi però, con gli assegni bloccati, sì.
Se ascolti per la prima volta e ti stai chiedendo perché Viaggio a 1.5x: 1.5x è la velocità di riproduzione dei messaggi vocali. Io mando messaggi vocali molto lunghi — e da questo giro di lamentele, quando ho iniziato a viaggiare, ho pensato di rivendicare questo disagio e dargli il titolo del podcast. Mi trovate su Instagram come @viaggio1x5. Buttate un following e un cinque stelle. Grazie, buon ascolto.