ADO vs AU: la seconda classe degli autobus messicani
Sono arrivata a Oaxaca — che si scrive Oaxaca, si legge Oaxaca, e quando l'ho scoperto mi sono fatta grandissime risate perché per mesi la gente mi diceva ah sì, sono andata a Oaxaca, è una bomba
e io dicevo: ma dove cacchio è? Guardavo la mappa e non la trovavo.
Ho fatto un viaggione interessante in autobus. Oltre ad ADO — la compagnia principale che sposta tutti nello Yucatan — esiste una second league che si chiama AU: il servizio di seconda classe che costa esattamente la metà e ci mette esattamente il doppio.
Sali sull'autobus, certo che la destinazione sia la stessa per tutti — ma il punto di raccolta no. Ogni volta che c'è qualcuno per strada con lo zaino viene preso e portato su. Ogni volta che qualcuno dice
però io dovrei pisciare, ci si ferma. Questi autobus non hanno i bagni.
Il vero problema: anche quando chiudi lo schermo appiccicato al tettuccio, l'audio non si ferma. Sì o sì ti becchi Alla ricerca di Nemo o Avengers in spagnolo in loop.
Oaxaca: caos, sole e il filtro del mezcal
La stazione degli autobus, chiamata Periférico, è a venti minuti a piedi dal centro. Ci sono due tipi di taxi, veicoli non omologati, pedoni, carretti con cibo e sigarette dappertutto. Lo spazio per camminare e quello per guidare si fondono: bisogna stare più che all'occhio.
Ieri sera sono finita con la gang dell'ostello a cantare in un karaoke bar. Il centro storico mi ha ricordato tantissimo Cartagena — però attraverso il filtro malandrino del mezcal, quindi non so cosa ho visto.
Ieri sera mi sono svegliata da un sogno bruttissimo: ho sognato che ero un taco al pastor. Non ce la faccio più — sono dieci giorni che mangio solo tacos. Voglio una pizza Margherita. Voglio un ceviche. Un cornetto Algida. Non ne posso più!
Hai ascoltato Viaggio a 1.5x, un podcast contro il trappolone dei viaggi clone. Trovi la mappa nella descrizione. Sono su Instagram: @viaggio1x5. Grazie per l'ascolto e alla prossima puntata. Ciao.